Il Co-Produttore

Pubblicata: giovedì, 12 marzo 2009

“Sai che cosa mangi? Come leggere l’etichetta”

{di Monica Rubino}

FONTE: USI & CUSTUMI – Kataweb (vai alla pagina web)

Spesso sono incomprensibili, illeggibili o nascoste nelle pieghe delle confezioni. E indicano la provenienza delle materie prime solo per un ristretto gruppo di alimenti. Ti sei mai imbattuto in etichette oscure? Scrivici o mandaci una foto

Etichette, queste sconosciute. Spesso enigmatiche o poco leggibili, magari perché scritte con un carattere troppo piccolo o perchè nascoste nelle pieghe delle confezioni. Quante volte ci è capitato di rigirare tra le mani un barattolo alla ricerca della data di scadenza? O di arrovellarci nel tentativo di capire che diavolo siano tutte quelle sigle ‘E322’, ‘E340’, ‘E951’ che troviamo scritte sulle scatole di prodotti presenti quotidianamente sulle nostre tavole?

Spesso, oltre alla mancanza di chiarezza, le etichette hanno un altro difetto: sono minuscole e solo chi una vista da falco riesce a leggerle, mentre per una persona anziana è un’impresa quasi impossibile. Per questo alcuni supermercati, come ad esempio la catena di market biologici Natura si, hanno messo a disposizione sugli scaffali una lente di ingrandimento, per invitare i clienti a “vederci chiaro” e a guardare con più attenzione le indicazioni sulle confezioni.

LE NORME UE
In realtà l’etichettatura dei prodotti alimentari è regolata da norme precise, stabilite a livello europeo, che però non sempre vengono rispettate. La Commissione europea ha prodotto un utilissimo opuscolo che spiega per filo e per segno come leggere l’etichetta e che vi invitiamo a scaricare CLICCANDO QUI.

In sintesi, in un’etichetta per legge ci devono essere: 1. la sede dello stabilimento di produzione; 2. la denominazione di vendita; 3. la quantità di prodotto; 4. il numero del lotto; 5. gli ingredienti; 6. la data di scadenza.

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Non strettamente necessarie sono le istruzioni e le modalità di uso e quelle di conservazione. Per i prodotti surgelati è obbligatorio indicare la conservazione in funzione della temperatura e della modalità di stoccaggio. Non obbligatoria è invece la marca commerciale del prodotto. Facoltativa l’etichetta nutrizionale. Infine sulla confezione appare il codice a barre. Tra gli ingredienti sono annoverati anche gli additivi, i conservanti, gli antiossidanti, gli addensanti, i coloranti e gli esaltatori di sapore. Possono essere naturali o artificiali ed esiste una lista di sostanze autorizzate valida in tutta Europa. Alcuni sono necessari, altri sono utilizzati solo per coprire mancanze del prodotto: in ogni caso sono la parte più misteriosa delle etichette.

A  fine gennaio la Commissione Ue ha adottato una proposta per rendere le etichette dei prodotti più chiare e più rispondenti alle esigenze dei consumatori. Markos Kyprianou, commissario europeo della Sanità, ha proposto la dichiarazione obbligatoria delle informazioni nutrizionali su tutti i cibi preconfezionati. Dovranno essere indicati i grassi totali, grassi saturi, energia in calorie, sale e carboidrati per 100 ml/gr di prodotto o eventualmente per porzione nel caso di confezioni più piccole. Le informazioni dovranno essere ben leggibili, sul fronte della confezione e con lettere alte non meno di 3 mm. Altre informazioni potranno essere dichiarate volontariamente sulla parte posteriore della confezione. Saranno inoltre estesi gli obblighi per quanto riguarda anche alcuni alimenti non preconfezionati ma contenenti possibili allergeni, inclusi i cibi serviti nei ristoranti. Anche le bevande alcoliche dovranno sosttostare alla nuova regolamentazione. Ovviamente la proposta dovrà essere approvata dal Parlamento Europeo prima che possa diventare legge e comunque saranno tre gli anni a disposizione dei produttori per adeguare i loro prodotti alle nuove regole.

LA DATA DI SCADENZA
Il decreto Bersani del 31 gennaio 2007, all’articolo 2-bis, ha stabilito che “L’indicazione del termine minimo di conservazione o della data di scadenza deve figurare in modo facilmente visibile, chiaramente leggibile e indelebile secondo modalità non meno visibili di quelle indicanti la quantità del prodotto ed in un campo visivo di facile individuazione da parte del consumatore”.  Ma non sempre è così. Lo dimostra uno studio fatto dal Dipartimento INDACO (Industrial design arti, comunicazioni e moda) del Politecnico di Milano: su 350 prodotti presi in esame, commercializzati in un ipermercato della periferia milanese, solo un quarto possiede un’indicazione chiara dalla data di scadenza. Tutti gli altri lasciano a desiderare o perché le indicazioni sono poste in parti non visibili della confezione, oppure sono scritte con caratteri ridotti o ancora con un contrasto luminoso e visivo inadeguato. Segno di come l’industria alimentare metta in secondo piano i contenuti informativi da dare al consumatore rispetto al marketing.

LA PROVENIENZA DEGLI ALIMENTI
Dal 1° luglio sarà obbligatorio indicare in etichetta il paese di origine delle olive utilizate per gli oli vergini ed extravergini di oliva. In questo modo oli ricavati dalla spremitura di olive spagnole, greche o tunisine non potranno essere spacciati per “made in Italy”.  L’olio d’oliva, dunque, si va ad aggiungere a quel ristretto gruppo di alimenti per i quali è obbligatoria per legge l’indicazione della zona di provenienza. Sino a oggi sono la carne bovina e di pollo, le uova, il latte, i prodotti ortofrutticoli, il miele e il pesce. E’ ancora in fase di discussione a livello europeo l’indicazione di origine per la carne suina, dopo lo scandalo del maiale irlandese alla diossina. ll presidente della Commissione agricoltura e produzione agroalimentare del Senato, Paolo Scarpa Bonazza Buora, ha presentato un disegno di legge affinché sia obbligatoria, nell’etichettatura dei prodotti agroalimentari immessi in commercio sul territorio italiano, l’indicazione del luogo di origine della materia prima agricola utilizzata. Le associazioni dei consumatori si augurano che non rimanga lettera morta:  “La normativa sull’etichettatura e la tracciabilità deve essere estesa anche alle carni di suino e di ovino- spiega Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – per gli insaccati, in particolare, deve essere indicata la provenienza di tutte le carni utilizzate, non solo la sede di lavorazione.  Non è possibile aspettare ogni volta uno scandalo, con risvolti gravi per la salute e per l’economia, per adottare una norma legittima per la sicurezza dei consumatori. In Italia si importano prodotti provenienti da altri stati europei che non rispettano le severe norme di produzione vigenti nel nostro Paese. Prodotti per cui non è garantita né la tracciabilità né l’etichettatura e per i quali si utilizzano fitofarmaci o concimi da noi vietati da oltre 20 anni”. Del resto anche Barack Obama ha appena imposto l’ indicazione di provenienza sulle etichette degli alimenti. Una iniziativa per favorire acquisti consapevoli da parte dei cittadini americani con una maggiore trasparenza sul vero Made in Usa. Alla faccia della globalizzazione.

E tu, ti sei mai imbattuto in un’etichetta poco chiara o illeggibile? Segnalaci il prodotto o mandaci una foto

{Alimentando}

Prodotti alimentari: etichettatura e conservazione.

Le etichette sono come un libro da leggere attentamente.

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